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Berlusconi: “O con noi o da soli”, Casini: “l’Udc non è in svendita”

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da noipress.it 
ImageSulla scheda delle elezioni politiche del 13 aprile ci sarà il simbolo del Partito della Libertà che riunirà Forza Italia e Alleanza nazionale, ma anche i Liberaldemocratici di Lamberto Dini (per i quali la trovata di Berlusconi segna un passo decisivo nella direzione di “mettere fine alla frammentazione nel sistema dei partiti”) e tante altre ‘piccole’ formazioni pronte a imbarcarsi sulla grande nave del Cavaliere, dai Pensionati, a Carlo Giovanardi a Gianfranco Rotondi (Dca).
E forse persino Mastella e Storace dai quali l’ex premier si aspetta la scelta di una rapida adesione. E la risposta di Storace non si fa attendere: “Se la Lega resta fuori dal partito unitario e presenta una propria lista, nessuno può chiedere alla Destra di vendere l’anima”.

Così, a qualche mese dall’annuncio fatto dal predellino di una macchina a Piazza San Babila a Milano, Berlusconi spiazza nuovamente gli alleati e li mette in un angolo con un aut-aut ben preciso: o con noi, o da soli.
Unica concessione prevista, quella a Lega Nord che, in virtù della sua specificità “territoriale”, può optare per una federazione al posto di una fusione.
Gianfranco Fini, immemore delle perplessità e dei dubbi espressi nei mesi scorsi, risponde subito di sì.
“Abbiamo sempre sostenuto la spinta unitaria nel centrodestra”, dice l’ex ministro degli Esteri, precisando che, comunque “il placet definitivo arriverà solo nei prossimi giorni dalla direzione di AN”, ma l’esito appare scontato.

Per Pier Ferdinando Casini, invece, è più complicato: “Abbiamo creduto e crediamo alla possibilità di unire i moderati in un nuovo progetto di governo. Siamo rispettosi dei pareri di tutti ma chiediamo rispetto per la nostra identità, la nostra storia, la nostra coerenza di tutti questi anni”, dice il leader dell’Udc, ma “se la scelta di Berlusconi e Fini impedirà una nuova alleanza per il governo del Paese, ci presenteremo autonomamente, parlando agli italiani un linguaggio di verità e di responsabilità”.
L’ex Presidente della Camera fa sapere che “la federazione è una possibilità che non escludiamo affatto”, ma su questo punto Berlusconi è chiaro: o i centristi si allineeranno o non potranno far parte della coalizione. L’Udc, per il Cavaliere, non può fare dunque come la Lega.

Per ora, quindi, niente è definitivo e all’Udc aspettano la direzione del partito convocata per giovedì prossimo perché spiega Casini “noi le decisioni di solito le prendiamo negli organi di partito perché è un partito che discute democraticamente. Quindi della futura coalizione si discuterà in quella riunione”.

Ma ieri, ospite di Daria Bignardi alla trasmissione tv di La7 ‘Le invasioni barbariche’, il leader dell’Udc conferma il suo no allo scioglimento dell’Udc nel Pdl e contesta le modalità con le quali gli è stata posta la scelta: “Me l’hanno chiesto in una telefonata, dalla sera alla mattina - spiega- ma non è proprio possibile. Io non sono nemmeno in condizione di farlo. In un partito come il mio ci sono organi, ci vuole un congresso... Non si può fare così... La mia non è voglia di provocazione, io la provocazione la subisco e tutti oggi lo hanno visto”.
In ogni caso, insiste, “la storia dell’Udc non è disponibile, il partito non è in svendita. Se interessa un rapporto tra pari in un’alleanza di centrodestra, bene. Altrimenti, non è possibile nessun accordo e l’Udc andrà da sola.”
Casini spiega comunque di essere pronto al dialogo, "purché purché avvenga nella chiarezza e nella serietà".