UDC Abruzzo

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Casini: “Tra Veltroni e Berlusconi preferisco vincere io”

E-mail Print PDF
da noipress.it 
Tra Veltroni e Berlusconi? “Preferisco vincere io...”.
Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini non si sbilancia davanti a Giovanni Floris che, durante la puntata di ‘Ballaró’, gli chiede chi preferirebbe vedere vincitore tra i due più rappresentativi candidati alle prossime elezioni del 13-14 aprile.
Il clima della campagna elettorale, osserva Casini, “è ancora iniziale”, ma, prosegue, “penso che le liste saranno una cartina di tornasole importante perché determineranno cataclismi, ci saranno novità per tanti che non troveranno posto...”.

Tuttavia, quello su cui varrebbe la pena discutere, per il leader dell’Udc, sono i programmi.
Quelli del Pd e del Pdl che somigliano un po’ ai “libri dei sogni”, pieni delle stesse finte promesse che puntualmente dopo il voto non saranno mantenute, a cui l’ex Presidente della Camera intende contrapporre una proposta seria fatta di “doveri, responsabilità e concetti”.


Un progetto di politica “selettiva” che dovrà occuparsi di deduzione per le famiglie, di scuola e università, ristabilendo i concetti di autorità e meritocrazia, e che dovrà promuovere azioni concrete e realistiche come, ad esempio, quella di detassare gli straordinari: un piccolo intervento del quale però, spiega, potranno beneficiare tanto le imprese quanto i lavoratori.

Casini vuole comunque evitare polemiche con i leader dei due principali partiti e chiarisce di non volere “polemizzare né con Veltroni, né con Berlusconi”.
Certo, spiega, “subisco le polemiche di qualcuno e quando mi tirano per la giacca rispondo”.
Tuttavia non manca di rilevare come, “la scelta di Berlusconi” appartenga “ormai al passato”: “Ricordo – sottolinea- che in questi due anni io ho sempre detto che c’erano due opposizioni. Non abbiamo mai creduto alla spallata, al populismo e a un partito costruito sul tettuccio di una macchina”.
Del resto, Casini ribadisce di non aver mai voluto “dividere i moderati” ma, spiega, quando Berlusconi “ci ha chiesto di entrare nel Pdl senza condizioni, per noi è arrivato l’epilogo”.

Denuncia quindi la “disomogeneità” che caratterizza entrambi gli schieramenti (che hanno finito per raccogliere e mettere insieme personalità spesso portatrici di culture valori totalmente opposti: Capezzone e Giovanardi, da una parte; la Binetti e i radicali dall’altra), ed indica due aspetti che accomunano Pd e Pdl. Il primo riguarda “l’intesa ad escludendum tra Veltroni e Berlusconi sulla par condicio” della quale oggi, lamenta, “non ne parla più nessuno perché si sono messi d’accordo loro due”, il secondo ha a che fare con “l’intesa sul fatto che i temi eticamente sensibili debbano restare fuori dalla campagna elettorale” a riprova del fatto che “le risse si sono trasferite dalle coalizioni nei partiti...”.
Senza contare che, da entrambe le parti, si assiste ad un reiterato “invito alla convergenza” che fa supporre come, dalla “finzione di uno scontro politico” in piena campagna elettorale, si approderà, ad urne chiuse, al solito “pateracchio”.

Quanto alle affermazioni del Cavaliere secondo il quale un voto all’Udc è un voto a Veltroni, l’ex presidente della Camera sottolinea come sia lo stesso Berlusconi a spingere “verso il bipolarismo con accordi e con ipotesi di grandi coalizioni”.
“Voglio ricordare – puntualizza- che è Berlusconi che ha detto ‘votate i due partiti maggiori’ ed è quindi paradossale che si faccia una polemica così greve contro di noi”.