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«L’ospedale-azienda eviterà gli sprechi»

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«L’ospedale-azienda eviterà gli sprechi»
Menna: la Corte dei conti intervenga nel controllo delle spese fatte dalle Asl

di Maurizio Piccinino (da Il Centro di oggi)
 PESCARA. «Perchè non si porta all’esame della magistratura penale e della Corte dei Conti l’uso del Fondo sanitario regionale per fini diversi da quelli sanitari e i tentativi di spalmarli sui capitoli ordinari di bilancio?». L’avvocato Antonio Menna, capogruppo regionale dell’Udc è in sintonia con l’interrogativo dell’ex ministro Gaspari, ed invoca inchiesta sull’uso dei fondi della sanità.

 Avvocato Menna la sua richiesta da cosa trae origine?
 Che ci sia una gestione clientelare politica della sanità finalizzata alla produzione di voti non può dar luogo a dubbi perché opera palesemente. Cito il caso dei 480 precari assunti alla Asl di Pescara ed equamente ripartiti tra centrodestra e centrosinistra»
 Si discute se chiudere i piccoli ospedali qual’è la proposta dell’Udc?
«I piccoli ospedali hanno un ruolo sociale insopprimibile ma ammodernati e riorganizzati. Non è vero poi che sono fonte di spreco, semmai gli sprechi arrivano dai grandi ospedali»
 Può farci degli esempi?
«Nell’area Pescara-Chieti c’è la massima concentrazione di strutture sanitarie pubbliche e private. Mi chiedo quante chirurgie e sale operatorie ci sono? E quanti reparti doppioni? Nel passato si è fatta una politica clientelare per sistemare più primari. In Abruzzo vaste aree interne e montane sono servite solo da piccoli ospedali».
 Lei sa che è in atto un tentativo di riforma, che c’è un commissario di Governo che prevede tagli e un assessore alla sanità che sollecita la rottamazione e la ricostruzione di cinque ospedali. Lei come giudica queste proposte?
 «Gli interventi che si sono sin qui svolti hanno messo in evidenza l’esistenza di un clientelismo della burocrazia sanitaria anche è più tenace ed operativa di quella politica»
 Lei pensa che la burocrazia conti più della politica?
«La burocrazia sanitaria non solo ha sbarrato la strada all’applicazione della Riforma del 1992 ma è riuscita persino ad annullare la decisione del Consiglio regionale di attuarla nei due Policlinici universitari di Chieti e dell’Aquila. Per il secondo si è preso a pretesto il terremoto che evidentemente è valso anche per il primo. Alla autorevole e motivata protesta di un personaggio di grande autorevolezza professionale e scientifica, quale il Rettore Di Orio, già preside della facoltà di medicina e dirigente nazionale del settore sanitario della Cisl, l’assessore Venturoni è stato ispirato a dare, dai suoi burocrati, una risposta, proprio sul quotidiano il Centro che ha dell’incredibile».
 Lei è per l’aziendalizzazione degli ospedali dell’Aquila e Chieti, che avrebbero così un controllo diretto delle rispettive Università?
«All’assessorato alla sanità della Regione non si dovrebbe ignorare che la Riforma Sanitaria del 1992 fu fatta per porre un limite alla continua espansione della spesa sanitaria determinata dai pagamenti a piè di lista e dalla totale irresponsabilità nella gestione della spesa. Questo difetto della legge “Anselmi” traeva origine dal fatto che fu deliberato da un Governo di solidarietà nazionale di cui erano parte decisiva i comunisti e che, non a caso, imposero una direzione gestionale affidata ai comuni e una deresponsabilizzazione del personale nella gestione della spesa».
 Si ma le aziendalizzazioni cosa c’entrano?
«La Riforma del 1992, con la aziendalizzazione, rovescia il concetto e ristabilendo la responsabilità personale mira a ristabilire la produttività del sistema e di un elevato livello di qualità delle prestazioni perché è la domanda di salute proveniente dal territorio a stabilire numero e consistenza dei reparti nonché conferma o meno dei primari assunti con contratti a termine di 3 o 5 anni. Non a caso, come ha scritto il professor Di Orio, i Policlinici universitari, tranne che in Abruzzo, sono aziendalizzati e producono quei livelli di altissima qualità, che spingono tanti Abruzzesi a scegliere fuori regione la via della speranza, e una ricerca che ha permesso alla vita umana di allungarsi da 50 a 80 anni. Tutto questo con livelli normali di spese».